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Il take away nella Fase 2: i prodotti bio per cibo e drink da asporto secondo Giorgio Negri

Nella Fase 2 dell'emergenza sanitaria da Coronavirus ai locali è consentito il take away: i consigli sui prodotti bio per cibi e drink da asporto nell'intervista a Giorgio Negri del bartender Mattia Pastori.

Locali: riapertura al pubblico dal primo giugno

Tra i settori più duramente colpiti dall’emergenza sanitaria da Coronavirus ci sono sicuramente i locali - bar e pub, gelaterie e pasticcerie, pizzerie e ristoranti, osterie, trattorie e agriturismi - ulteriormente delusi dal dpcm del 26 aprile 2020, che ha fatto slittare dall’ipotesi di lunedì 18 maggio alla realtà di lunedì primo giugno (a meno di riaperture anticipate regionali, o nazionali se la situazione dovesse migliorare prima del previsto) la riapertura al pubblico. Il tutto garantendo il distanziamento interpersonale; i sistemi per la disinfezione delle mani; il rispetto delle norme igienico-sanitarie, di pulizia, areazione e uso di guanti o mascherine quando richiesto: è quindi evidente che sia il personale dei locali che la clientela si troveranno in una situazione inedita.

 

La fase 2: cibo e bevande take away

Oltre alla possibilità già attiva di portare cibo e bevande a domicilio, da oggi lunedì 4 maggio riparte ufficialmente in tutta Italia (dove non diversamente indicato) l’eventualità di preparare food and beverage da asporto, fermo restando l’obbligo di mantenere la distanza di almeno un metro e il divieto di consumare alimenti e drink all’interno o nelle immediate vicinanze del locale. RGMania è da sempre attenta al delivery e negli ultimi anni ha incrementato sempre più i prodotti che vanno in quella direzione, dato che la tendenza era per noi chiara già prima dell’avvento della Covid, all’insegna del green, dell’eco-friendly e della sostenibilità ambientale. Il nostro titolare Giorgio Negri è stato intervistato per il suo blog Non Solo Cocktails da chi sta dall’altra parte della barricata, uno dei bartender più apprezzati a livello nazionale e non solo, Mattia Pastori, sui materiali biodegradabili, compostabili e il ruolo del take away nella ‘fase 2’ dei locali

 

 

Mattia Pastori: Biodegradabile: da quando avete iniziato a venderlo, com’è nata l’idea e come vi siete evoluti?

Giorgio Negri: L’idea non è nata da noi ma ovviamente dalle aziende che hanno iniziato a proporlo e che, con grande forza di volontà, hanno iniziato a produrre i primi prodotti in materiale ecosostenibile, poi biodegradabile e ora, sempre più spesso, compostabile. Non appena questi primi prodotti sono comparsi alle fiere, sui cataloghi e fra le novità di settore, RG ha colto la palla al balzo e ha iniziato a testarli sul mercato. Si parla di circa 5 anni fa, ma all’inizio è stata molto dura, non solo perché i prodotti costavano molto di più rispetto alla plastica ma anche perché la sensibilizzazione circa i temi ambientali era lontana anni luce. Sapevamo però che prima o poi l’argomento sarebbe diventato un focus professionale e non solo sociale, per questo ci abbiamo creduto e ora, quando molti si stanno ancora attrezzando, noi stiamo invece semplicemente ampliando l’offerta. Si tratta di un lavoro difficile perché le aziende che producono supporti bio sono molte e le differenze fra prodotto e prodotto a volte sono minime, ma per fortuna l’esperienza accumulata in questi anni ci sta aiutando.

 

M.P: Negli ultimi anni ci sono state tante evoluzioni, mi racconti tre momenti della vostra storia in cui avete assistito al cambiamento?

G.N: Il primo momento è stato senza dubbio il veder ‘comparire’ i primi prodotti, come dicevamo. Una semplice cannuccia o bicchiere in carta era qualcosa di inedito e molto affascinante. Il secondo si riconosce nella presa di coscienza di molte aziende che si sono adattate, presto o tardi. Negli ultimi mesi, quando i rappresentati ci offrivano il prodotto, ci trovavano in parte preparati e particolarmente desiderosi di imparare. Non è semplice capire la differenza fra un prodotto o l’altro, spesso di tratta di semplice grammatura e la normativa che entrerà in vigore col 2021 non è chiara rispetto ai materiali che si potranno utilizzare ma per RG è molto importante conoscere ciò che vende: il nostro intento è infatti offrire un servizio di qualità tramite l’assistenza e non solo vendere. Il terzo è stato il boom delle richieste, intorno alla metà dello scorso anno. Con Greta Thumberg e la corsa alla salvaguardia del pianeta che è arrivata al grande pubblico, è scoppiata una vera e propria bomba. Molti non sanno quali siano le differenze fra i materiali, ma sanno perfettamente di doversi adattare e quindi hanno iniziato a chiedere e hanno bisogno di essere consigliati al meglio.

 

 

M.P: Quando l’emergenza sanitaria sarà finita, secondo te in quale direzione si svilupperà il nostro lavoro?

G.N: Considerando che i servizi di delivery e take away sono estremamente diffusi in America da molti anni e solo da pochissimo tempo stanno iniziando a diffondersi anche sul nostro territorio, credo che cercheremo di ‘metterci in pari’, per così dire. Il mercato testerà i prodotti, ne comprenderà le potenzialità non solo in termini di funzionalità e di margini di profitto, ma anche come servizio complementare. Mi spiego. L’Italia è sempre stato il Paese di chi si fa tutto in casa, ma i tempi di lavoro più lunghi e le moltissime possibilità messe a disposizione dalla tecnologia hanno permesso di far capire ai clienti che si può gustare la cucina comodamente a casa propria e questa consapevolezza ha costretto i gestori dei locali ad adattarsi alle nuove esigenze, affiancando al loro mercato tradizionale uno parallelo, che porta ancora più visibilità e nuovi guadagni.

 

M.P: Chi farà davvero la differenza nel mondo del food and beverage?

G.N: Chiaramente chi è arrivato prima e meglio al delivery. Quelle giovani imprese che hanno affiancato un importante lavoro social – ben fatto, pensato, costruito – di comunicazione semplice e immediata a un efficiente servizio. Velocità, empatia e comodità. Capire come sfruttare i nuovi canali e utilizzare i migliori supporti per il servizio. In questo senso, RG si è sempre impegnata molto, fornendo sul suo blog RGLife degli approfondimenti per capire quali siano i prodotti migliori e come sfruttarli al meglio.

 

 

M.P: La nostra ‘industry’ è pronta per portare a domicilio cocktail buoni come se fossero consumati al bar? E com’è possibile riprodurre a casa l’esperienza che si prova nel locale? 

G.N: Oltre che il gustare, credo ci sia un’altra componente che al cliente piaccia molto: imparare. Difficile tenere a casa propria una vasta scelta di alcolici e capirne le peculiarità, ma l’evoluzione della miscelazione degli ultimi anni ci ha insegnato che la clientela è sempre più competente ed esigente, quindi disposta a imparare, per questo credo che un ottimo servizio di delivery sia quello che unisce competenza e coinvolgimento. Sarebbe opportuno inserire in ogni confezione take away un piccolo folder in cui vengano elencati i prodotti usati e il consiglio su come completare al meglio il drink per far sentire il cliente coinvolto. Per fare un esempio, gli si potrebbe suggerire di aggiungere ghiaccio o una spruzzata di seltz o ancora una fettina di limone, tutte cose semplici e che si possono tenere in casa, ma soprattutto che difficilmente si riescono a inserire nel drink durante l’asporto (il ghiaccio si scoglie, il seltz si sgasa, il limone si ammolla). Un piccolo gesto di coinvolgimento che allo stesso tempo attesta la qualità del prodotto e la voglia di mantenere un contatto anche a distanza.

 

M.P: Ci sono dei POS che ti senti di segnalare per i bartender che stanno studiando modalità di servizio alternative?

G.N: Senza dubbio fare un’analisi molto accurata fra il prodotto offerto e il supporto migliore, per contenere i costi senza rinunciare alla qualità e alla presentazione anche nel delivery, ma stare molto attenti ai materiali dei prodotti perché il faro è sempre puntato sulla salvaguardia dell’ambiente e bisogna farsi trovare preparati da un pubblico sempre più attento.