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Biodegradabile o compostabile? Tutto ciò che dovete sapere sui materiali eco-friendly

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Il vostro locale plastic-free!

Se volete rendere il vostro locale completamente plastic-free ma non sapete da dove cominciare e quali prodotti scegliere, potete iniziare dando uno sguardo alla nostra proposta di soluzioni per una ristorazione biodegradabile e iniziare a capire perché scegliere un prodotto piuttosto che un altro e perché.

Cosa significa 'biodegradabile'?

Si definiscono biodegradabili tutti quei materiali che finiscono col dissolversi negli elementi chimici che li compongono grazie all’azione di agenti biologici come batteri, piante, animali e altri componenti fisici fra i quali il sole e l’acqua, in condizioni ambientali naturali. Così facendo, queste sostanze si trasformano in nutrienti per il terreno, diossido di carbonio, acqua e biomassa.

In poche parole, è la conversione metabolica del materiale in anidride carbonica.

Come si misura la biodegradabilità?

Con la prova standard EN 14046, anche conosciuta come ISO 14855.

Se il materiale si biodegrada del 90% in meno di 6 mesi allora ha passato a tutti gli effetti il test.

Tutti i materiali sono degradabili, ma il fattore determinante è la VELOCITA’ con cui avviene il processo di biodegradazione.

Da cosa dipende il tempo di degradazione dei diversi materiali?

- Dalle condizioni della loro esposizione,
- dalle caratteristiche del materiale stesso come la dimensione molecolare, le miscele, gli additivi, i gruppi funzionali o la flessibilità.

Ecco alcuni esempi di biodegradabilità:

- Fazzoletti di carta: da 1 a 12 mesi;
- Corda: da 3 a 14 mesi;
- Legno: da 1 a 3 anni;
- Bottiglie di vetro: 4000 anni circa;
- Ferro: da 1 a diversi milioni di anni a seconda del tipo di ferro;
- Polistirene: da 450 a 1000 anni.

Che cosa significa 'compostabile'?

Un materiale si definisce compostabile se può essere degradabile mediante l’azione di organismi, e quindi biologicamente, producendo diossido di carbonio, acqua, composti inorganici e biomassa (compost) in un periodo di tempo controllato e rispettando determinate condizioni.

Come si definiscono i criteri di compostabilità?

La normativa europea EN 13432 definisce le caratteristiche che un materiale deve possedere per potersi definire compostabili in un impianto di compostaggio industriale. Ciò si applica a tutti i suoi componenti, inchiostri e additivi.

Come si misura la compostabilità?

Con la prova standard EN 14045 che ne attesta la disintegrabilità.

Durante il test, il materiale da mettere alla prova viene compostato con gli altri materiali per 3 mesi, al termine dei quali si analizza il compost risultante con uno scarto di 2 mm.

Per superare la prova, i residui del materiale testato che superano i 2 mm di dimensione devono avere una massa inferiore al 10% della massa iniziale.

Oltre a questo, vengono controllati molti altri parametri, calcolati con ulteriori test, come l’OECD 208.

Qual è la differenza tra compostaggio industriale e casalingo?

Il compostaggio domestico è un processo più complicato e dal ritmo più lento di quello realizzato in un impianto industriale, poiché la temperatura nel compost del giardino è più bassa e meno costante.

Sia nella versione industriale che domestica, il compostaggio è un’alternativa altamente consigliata per evitare lo smaltimento dei residui in discariche o ricorrere a inceneritori, molto costosi e inquinanti.

Qual è la differenza tra biodegradabile e compostabile?

Entrambi i processi costituiscono una degradazione della materia fino a scomporla nei loro elementi chimici di composizione.

Se la biodegradazione è un processo naturale in cui la velocità di degradazione dipende da molti fattori, il processo di compostaggio è un processo più controllato, in un ambiente in cui le condizioni operative accelerano la degradazione fino a ricavare concime organico.

Possiamo quindi dire che la biodegradazione è un processo lento realizzato dalla natura, mentre il compostaggio è un processo veloce realizzato dall’uomo.

La differenza fra le definizioni sta in due parametri:
- Tempi di degradazione,
- Residui al termine del compostaggio industriale.

Per essere definibile biodegradabile, la direttiva stabilisce che il prodotto debba decomporsi del 90% entro 6 mesi. Per essere invece definito compostabile, deve disintegrarsi in meno di 3 mesi e non essere più visibile.

Esiste poi un terzo parametro che è la ‘rapida biodegradabilità’. L’OECD (Organization for Economic Cooperation and Development) ha elaborato dei parametri guida per stabilire la biodegradabilità: il metodo OECD 301. Una sostanza a rapida biodegradabilità supera con successo il test OECD se dimostra una biodegradabilità superiore al 60% in 28 giorni.

E’ bene ricordare che: compostabile è sempre biodegradabile, biodegradabile non è sempre compostabile.

Cosa significa rinnovabile?

Una risorsa rinnovabile si può rinnovare in un periodo relativamente breve di tempo, secondo la scala temporale umana, come ad esempio il bamboo, che arriva a completa maturazione nell’arco di 6-7 anni. I prodotti rinnovabili si rigenerano quindi velocemente rispetto al loro consumo.

Che cos'è l'upcycling?

Si tratta di un’attività di recupero dei materiali o prodotti che non vengono più utilizzati, per poterli trasformare in altri materiali o prodotti di qualità e/o utilità superiori.

Cosa significa bioapprovigionamento?

E’ il processo tramite cui i prodotti industriali non alimentari sono realizzati a partire da materie rinnovabili provenienti da biomassa.

Tali prodotti contribuiscono a ridurre la nostra dipendenza dalle materie fossili e a diminuire l’impatto ambientale e sanitario di alcuni beni di consumo comune.

Qual è la differenza tra biodegradazione e bioapprovvigionamento?

In breve, la prima tiene conto della fine della vita di un prodotto, il secondo guarda all’origine dei materiali.

E’ bene ricordare però che un prodotto bioapprovvigionato NON è necessariamente un prodotto biodegradabile, in quanto, pur essendo composto da sostanze vegetali, può contenere componenti NON biodegradabili.

Qual è la differenza tra un prodotto riciclato e uno biodegradabile?

Un prodotto riciclato è un prodotto fatto totalmente o parzialmente di residui, cioè di materiali che sono stati usati in precedenza.

Il vetro, la carta e il legno sono i materiali riciclati più comuni, poiché con processi relativamente facili possiamo riottenere la materia prima per creare nuovi prodotti.

Un prodotto riciclabile è un prodotto adatto al riciclaggio, cioè può essere sottoposto a un ulteriore processo allo scopo di ricavare materia prima per il suo riutilizzo.

La maggioranza dei materiali usati su grande scala è riciclabile.

La carta e il cartone sono compostabili?

Non tutti i tipi di carta e cartone sono compostabili.

Il grande pregio della carta e del cartone è di essere entrambi 100% riciclabili fino a 10 volte. Inoltre, sono entrambi biodegradabili: impiegano da 1 a 12 mesi a disintegrarsi, a seconda della composizione.

Grazie a queste caratteristiche, la carta e il cartone sono materiali a basso impatto ambientale.

Che cosa sono i biomateriali?

Sono materie provenienti da prodotti e sottoprodotti dei cereali – ad esempio l’amido - ma anche da piante fibrose, come la cellulosa.

Cos'è la bagassa? Che differenza c'è con la polpa di cellulosa?

La bagassa – o bagasse – è un prodotto derivato dagli scarti della canna da zucchero, mentre la polpa di cellulosa si ricava dalle fibre residue dalla lavorazione di alcune piante, specie il bamboo.

Questa è l’unica vera differenza fra i due materiali, entrambi compostabili. Per poterlo essere, questi prodotti devono rispettare la normativa EN 13432 ed essere quindi privi di sostanze chimiche.

Che cosa sono il pla e il cpla?

Il PLA è una bioplastica che si ottiene a partire da risorse 100% naturali come l’amido di mais, la canna da zucchero o la manioca, per cui deriva da risorse rinnovabili.

Nasce come alternativa al polietilene che è invece un derivato dal petrolio.

Secondo la norma EN 13432, il PLA è completamente biodegradabile e compostabile ma non tutti ritengono che il PLA passerà la nuova legge che entrerà in vigore a partire dal 2021.

Il CPLA è il PLA cristallizzato e ha quindi maggior resistenza termica e durezza che, generalmente, permettono al prodotto di sopportare temperature fino a 80°C.

Cos'è il mater-bi?

Principalmente utilizzato per produrre i sacchetti dell’umido, il mater-bi è una nuova famiglia di bio-plastiche che utilizza componenti vegetali, come l’amido di mais e polimeri biodegradabili ottenuti sia da materie prime di origine rinnovabile che di origine fossile.

Altri materiali

Legno di betulla

Principalmente raccomandato per realizzare le posate perché non crea schegge ed è robusto per qualsiasi scelta alimentare.

Foglia di palma

Principalmente utilizzata per piatti e vassoi.

La foglia di palma lavorata deriva dalla ‘caduta spontanea’ delle foglie di palma di BETEL (distacco naturale della foglia dalla pianta nel suo normale ciclo di rinnovamento), non solo per un maggiore rispetto dell’ambiente ma anche perché, considerato l’alto tasso di umidità delle foglie verdi che ammuffirebbero subito, quelle secche sono la migliore alternativa.

La lavorazione prevede una prima fase di lavaggio a getto d’acqua e una formatura mediante pressatura a elevata temperatura.

Da ciascuna foglia si ricavano da 2 a 3 piatti in funzione dei differenti formati.

Il notevole vantaggio di questi prodotti è il loro essere impermeabili e anti-grasso in modo del tutto naturale, senza bisogno di aggiungere ulteriori rivestimenti e additivi.

Poiché ogni foglia di palma presenta venature eleganti e irripetibili, ogni prodotto a base di questa materia prima costituisce un pezzo unico.

Quali sono le certificazioni più note che possono ottenere i materiali usa e getta?

- ECOLABEL E NORDIC ECOLABEL: certificazione che garantisce il rispetto dei criteri selettivi e trasparenti circa il comportamento ambientale dei prodotti durante il loro ciclo di vita, dall’estrazione delle materie prime fino al loro riciclaggio. Altrimenti conosciuta come SWAN – Cigno Bianco – si tratta di un’etichetta molto rigida che riprende i criteri del marchio di qualità ecologica europea, ma arrivando a includere anche quelli riguardanti i prodotti bio. Di natura evolutiva, questo marchio tiene continuamente in considerazione l’insorgenza di nuovi problemi e l’adozione di nuove soluzioni, tanto da rilasciare autorizzazioni per una durata che va dai 3 ai 5 anni massimo. Si tratta di un marchio di qualità, non di quantità, nato nel 1992, che considera 8 grandi famiglie di requisiti: 

  • Consumo energetico,
  • Consumo idrico,
  • Aspetti climatici,
  • Origine delle materie prime,
  • Effluenti pericolosi,
  • Confezionamento,
  • Gestione dei rifiuti,
  • Utilizzo dei prodotti chimici.

- SEEDLING (COMPOSTABILE): certificazione che garantisce la compostabilità del prodotto, prediligendo materiali che rispettino le esigenze di biodegradabilità e la stampa flessografica con inchiostri compostabili OK COMPOST.

- OK COMPOST: è la garanzia che i prodotti siano biodegradabili nell’impianto industriale di compostaggio.

- 100% RICICLATO: prodotti eco-compatibili rispettosi dell’ambiente, fabbricati con carta riciclata 100% e inchiostri compostabili.

- FSC (Forest Stewardship Council) e PEFC: due certificazioni che garantiscono la provenienza di carta e cartone da foreste gestite in modo responsabile e sostenibile. FSC è un’associazione internazionale organizzata in modo democratico e fondata su principi di partecipazione ed equità. Il legno FSC contribuisce alla lotta contro il deperimento delle foreste e la deforestazione, tenendo conto della conservazione della biodiversità, della tutela dei diritti delle popolazioni autoctone e del rinnovamento delle risorse.

Che cos'è lo standard ISO14001?

E’ una norma applicata ai sistemi di gestione ambientale, per rispondere alle preoccupazioni ambientali dei consumatori. Tale standard definisce gli standard per un sistema di gestione dell’azienda efficace ed ecologico.

Cosa vieterà la normativa che entrerà in vigore dall'1 gennaio 2021?

La nostra personale opinione è: troppi pochi prodotti usa e getta.

La cosa più strana di tutta l’operazione plastic free, intrapresa dall’Unione Europa, è che praticamente tutti i bicchieri di plastica – di cui le aziende del nord Europa sono i maggiori produttori - saranno ancora permessi, mentre stoviglie, piatti e posate, principalmente utilizzati in Spagna, ma ancora di più in Italia, saranno vietati. Il nostro paese è infatti il maggiore produttore e consumatore europeo di questi prodotti.

Quali saranno i prodotti vietati?

La direttiva metterà al bando i seguenti prodotti in plastica:

- Posate e piatti,
- Cannucce,
- Bastoncini per palloncini gonfiabili,
- Stirrer (palette per miscelare i cocktail),
- Cotton fioc,
- Sacchetti in plastica osso-degradabile,
- Contenitori in polistirolo espanso (compresi i bicchieri).

A cosa serve la normativa?

Il principale scopo di questa legge, è quello di difendere gli oceani dall’inarrestabile inquinamento provocato da 10 grandi fiumi presenti in Asia, Sud America e Africa.

Il 90% dei rifiuti totali proviene infatti dai fiumi Yangze, Indo, Fiume Giallo, Hai, Nilo, Gange, Fiume delle Perle, Amur, Niger, Mekong. A ridosso di queste aree sta aumentando il consumo e la produzione di materiali nocivi, quelli che ora l’UE cerca di vietare, ma senza gli idonei sistemi di raccolta e gestione rifiuti che sarebbero necessari.

E’ stata una ricerca condotta dall’Hochschule Weihenstephan-Triesdorf e Helmholtz Zentrum di Monaco a rilevarlo.

Lo studio Arcadis per la Commissione di Bruxelles ha invece stabilito che nel Mediterraneo i rifiuti corrispondano principalmente a vaschette per alimenti, stoviglie in plastica, filtri di sigaretta, tappi, sacchetti per la spesa, cotton fioc e altri minuscoli ma letali frammenti di plastica.

La plastica, sempre lei, è quindi la spazzatura dominante nei nostri mari (63%), seguita da carta e cartone, compresi i cicchi di sigaretta (22%), per passare poi ai rifiuti sanitari (7%) e al vetro (4%).

Ben il 67% del totale dei rifiuti plastici è costituito da imballaggi (!). Fra i colpevoli di questi agghiaccianti dati ci sono anche i pescherecci, che provocano almeno il 14% dell’inquinamento plastico totale, a causa dei cordami, delle reti, di tutte le cassette di polistirolo per stoccare il pesce e dei galleggianti.

In spiaggia, ben il 70% dei rifiuti sono generati dal consumo dei prodotti. Sempre secondo Arcadis, il 91% deriva dalle singole persone, dai consumatori, mentre solo il 3% dalle attività economiche.

Molti comuni che comprendono un tratto di costa nella loro giurisdizione si stanno adoperando con normative che vietino l’utilizzo e il consumo di certi prodotti: sono i cosiddetti ‘comuni plastic free’ che applicano delle sanzioni proprio ai frequentatori più incivili delle spiagge, inquinatori seriali che, se multati, sono però liberi di fare ricorso e vincerlo, in quanto ancora non presente una legge nazionale che tuteli le azioni dei comuni più attivi.

Per concludere

Purtroppo gli ecosistemi – ovvero l'insieme degli organismi viventi e della materia non vivente che interagiscono in un determinato ambiente costituendo un sistema autosufficiente e in equilibrio dinamico – hanno una ridotta capacità di assorbimento dei prodotti, compresi quelli biodegradabili, che possono
quindi risultare dannosi per gli ecosistemi stessi se presenti in quantità eccessive
.

Se volete fare la vostra parte, iniziate da un gesto piccolo ma importante: scegliete le cannucce in carta biodegradabili. Ricordatevi che le cannucce in carta non sono l’unica alternativa: esistono anche le cannucce commestibili, le cannucce in bamboo riutilizzabili, le cannucce in paglia e le cannucce in bioplastica.

Non solo cannucce; potrete poi contare sull’assortimento completo di prodotti biodegradabili e compostabili scelti da RGmania e prodotti dalle grandi aziende per reagire a questa piaga mondiale che coinvolge l’intera umanità.

Fonti: Garcia De Pou, SDG, Duni, blog di Francesco Macri.