News

Bruno Vanzan: ’’Io, la mia quarantena e il futuro del bartending’’ (Intervista Esclusiva)

Condividi

Bruno Vanzan, tra i top bartender al mondo

Bruno Vanzan non ha certo bisogno di presentazioni. Per quei pochi che ancora non lo conoscessero, dalla prima competizione nel 2006 l’ascesa del bartender, romano di nascita ma milanese d’adozione, è proseguita inarrestabile: campione del mondo Bacardi e Martini nel 2008; tra i top 10 bartender al mondo nel 2010; campione del mondo IBA con il miglior cocktail nel 2016 sono solo alcune tappe di una carriera che l’ha visto ad ora vincere oltre 100 trofei a livello nazionale e internazionale. Il due volte campione del mondo di flair è però molto di più: proprietario di Catering Vanzan e creatore del liquore IOVEM; volto da copertina delle riviste Mixer e Bargiornale; primo barman della tv italiana grazie alla partecipazione al programma culinario “I menù di Benedetta”, quindi giudice di “TOP DJ”, infine conduttore della trasmissione “Cocktail House”. Star dei social da centinaia di migliaia di follower, Bruno Vanzan è riuscito a fare dei cocktail la sua vita, coinvolgendo un pubblico ancora più ampio grazie ai libri “Tutti i miei cocktail”, “Cocktail House” e il fresco di stampa “La 40ena in casa Vanzan”, su cui RG Life l’ha intervistato. Di grande valore - è completo di storia, ricette e curiosità sui cocktail più famosi del mondo - il nuovo libro di Bruno Vanzan è per una buona causa: il ricavato andrà infatti al Policlinico di San Donato Milanese e all’ospedale Papa Giovanni XXIII contro l’emergenza Coronavirus. Vi consigliamo di acquistarlo su RG Mania al più presto perché richiestissimo ma a tiratura limitata: lo trovate qui

Bruno Vanzan, intervista esclusiva sul libro "La 40ena in casa Vanzan"

RG Life: Ciao Bruno. Lo scopo del tuo libro è lodevole, ovvero raccogliere fondi destinati in particolare al Policlinico di San Donato Milanese e all’ospedale Papa Giovanni XXIII contro l’emergenza Coronavirus. La nostra curiosità è: come hai fatto a scriverlo e pubblicarlo in un tempo così limitato?

Bruno Vanzan: Ho sempre pensato che quando si crede in una cosa e la si desidera fortemente si possano trovare il modo e i mezzi per farlo. Motivo per cui ho dato fondo a tutta la mia rubrica telefonica per mettere insieme un team di professionisti che mi potesse aiutare nell’impaginazione, nella grafica, nella stampa e nella realizzazione della piattaforma di vendita. Per i contenuti invece è stato un duro lavoro, giorno e notte a studiare, scrivere e correggere! Sono molto felice di essere riuscito a pubblicare il libro, ma soprattutto di aver rispettato i tempi che mi ero, con un po’ di sana follia, prefissato all’inizio! 

 

RG: Nel libro c'è anche lo zampino di tua suocera, Anna Assanti Gironda, una verace cuoca partenopea. Sembri appartenere a diverse zone d'Italia per origini e legami (Roma, Milano, Napoli e non solo). Qual è però la città a cui ti senti più vicino a livello professionale, e perché?

B.V.: Dal punto di vista professionale sicuramente Milano, città che mi ha accolto e a cui devo tanto. Nella vita privata dico Napoli per il cibo e il calore, Roma per la bellezza! Mi fa sorridere il fatto che l’unico milanese ‘vero’ della famiglia sia mio figlio Brando.

RG: I trofei internazionali, la pubblicazione di ben tre volumi, la realizzazione di un liquore e la consacrazione attraverso tv e social ma anche e soprattutto una famiglia: la lista delle tue vittorie è davvero lunghissima. Sembri inarrestabile, quali sono i tuoi progetti per il prossimo futuro? 

B.V.: Sto lavorando per realizzare l’ennesimo sogno, o meglio desiderio… la Vanzan Academy! Un polo di formazione non tradizionale a cui sto lavorando da mesi e che spero di inaugurare per i primi mesi del 2021.

 

RG: Per quanto riguarda il mondo del bar, con quello che è successo a livello mondiale, come credi che cambierà il modo di fare bartending?

B.V.: Io penso che quando questo periodo finirà tante cose torneranno alla normalità; fatto sta però che alcune abitudini radicate nella nostra cultura cambieranno. E’ stato un periodo di restrizione molto lungo, la paura è stata vera, ci saranno cose che forse non torneranno più com’erano in precedenza. Dovremo avere la lungimiranza di vedere nuovi orizzonti e abituarci ai nuovi modi, usi e costumi. 

 

RG: A tuo parere, le dirette social e i bar tools sempre più accessibili, durante la quarantena hanno portato più interesse verso il mondo del bartending o l'hanno frenato?

B.V.: Secondo me quando intorno ad un argomento c’è interesse non può essere che un bene. Credo che tanti professionisti e appassionati abbiano dimostrato l’amore che provano per questo mestiere, facendo dirette e regalando a chi li seguiva sia momenti più leggeri che di formazione. Questo a mio avviso ha portato nelle persone ad una maggiore comprensione e consapevolezza verso il nostro mestiere, che non è ancora sdoganato al livello della cucina e per questo ha sempre bisogno di benzina per essere alimentato. Ho visto tante persone preparare drink in ‘home edition’, le stesse persone che torneranno a popolare i bar, spero quindi con una maggiore attenzione verso la qualità del prodotto.

BONUS TRACK: La storia della nascita di IOVEM

Bruno Vanzan ha raccontato in esclusiva a RG Life anche la storia della nascita di IOVEM, il liquore di sua creazione che sta riscontrando grandissimo successo: “Tutto è iniziato circa tre anni fa, quando una sera ho invitato a cena Adriano, mio cognato, grazie a cui in una gara di barman di Napoli in cui eravamo in giuria insieme avevo conosciuto quella che sarebbe diventata mia moglie. Era un periodo in cui avevo raggiunto tutti gli obiettivi che mi ero posto dal punto di vista professionale, ma mi sembrava che mi mancasse un pezzo per raggiungere ‘la vita eterna’, qualcosa che potesse collegarmi con le altre persone anche a distanza. Fu allora che io e Adriano decidemmo di fare un prodotto, ma a patto che fosse ‘innovativo, con una storia da raccontare e che si potesse bere da protagonista’. L’idea era di creare l’ambrosia dei tempi moderni, che arrivò dopo circa otto mesi e 85 prove! Ma c’era una cosa che proprio non ci piaceva… il suo colore! Avendo chiesto di usare zenzero infuso a freddo ed elementi naturali, il risultato era un colore giallo sporco; scoprimmo che gli enzimi che si trovano nella buccia dell’uva sono in grado di dare un pigmento viola al prodotto: sì, il viola di IOVEM è assolutamente naturale. A quel punto mancavano il nome e la bottiglia. Per quanto riguarda il nome, iniziamo a ragionare su ‘Il nettare degli dei’, da lì pensammo a Giove, che però come nome non ci convinceva… ecco allora IOVEM, la sua forma accusativa latina, che al contrario si legge ‘me e voi’ e in inglese suona ‘love them’. Mancava la bottiglia: essendo un prodotto viola, naturale, non volevamo correre il rischio che nei locali con poca luce si confondesse con un liquore al caffè o nelle bottigliere dei bar con l’ennesima bottiglia nera. Potrei ora raccontare mille avventure e altrettante disavventure; in tre anni di lavoro sono accadute tante cose belle e altrettante brutte, tante volte siamo caduti e altrettante ci siamo rialzati, a volte a fatica. Una cosa però non ci è mai passata per la testa, ovvero abbandonare il progetto IOVEM. Abbiamo deciso di uscire il primo marzo 2019, presentando il prodotto in grande stile, perché se c’è una cosa che ho imparato nella vita è che nessuno ti dà una seconda possibilità. Abbiamo organizzato la festa, il lancio web, la conferenza stampa internazionale e tanto altro con gli invitati tutti rigorosamente in viola. Mi ricorderò sempre la faccia mia e di Adriano quella sera: eravamo stravolti ma felici, di aver realizzato con tutte le nostre forze il ‘nettare viola’. Quello che per tanti è solo un prodotto alcolico, per me e Adriano si chiama SOGNO". 

RG Life ringrazia Bruno Vanzan per la cortesia e la disponibilità dimostrate nel corso di questa intervista esclusiva.