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Street food

Abitudini che mutano: informal food

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Tutti i giorni più di due miliardi e mezzo di persone mangiano per strada. Non è perciò solo una moda: lo street food, il cibo da strada, è un vero e proprio fenomeno mondiale, una rivoluzione comportamentale di straordinarie proporzioni.Se ne stanno occupando tutti: dai più importanti antropologi internazionali, alle riviste di moda, dai filosofi agli chef che vi si cimentano e scrivono libri sull’argomento. Alcuni considerano questa tendenza una forma di degrado del nostro stile di vita, un modo poco elegante di consumare il pasto, un’ abitudine tutta asiatica o americana che ci sta imbarbarendo, che ci farà sprofondare nello scadimento del gusto. Personalmente penso che ci sia un po’ di corta memoria in questa affermazione, perché poi magari questi stessi criticoni si abbuffano di finger food a qualche vernissage decantandone i pregi e non si ricordano che gli chef si sono ispirati proprio al cibo da strada per creare i finger food. Inoltre il cibo consumato per strada non è certo una invenzione recente. Antichi Romani, Greci Sumeri ed Egizi che non erano certo popolazioni prive di cultura, mangiavano camminando, banchetti di ambulanti vendevano cibo e bibite, solo i ricchi si permettevano cene seduti. Se da un lato certamente il fast food ha un po’ involgarito le papille degustative dei nostri figli e nipoti, di contro l’abitudine a gustare cibi di altre culture, di altre etnie a basso costo è molto diffusa e può solo aiutarci ad aprirci al nuovo e al diverso senza preconcetti e pregiudizi. Se oggi noi italiani mangiamo hamburger, hot dog e kebab, il resto del mondo mangia per strada tranci di pizza e panini, tramezzini e focacce, piadine e panzarotti arancini e castagnacci, caldarroste e farinate. Nessuno più degli italiani ha saputo inventarsi ed esportare un cibo da strada povero, ma gustoso e ricercato.

Quindi: viva il cibo da strada !  Il vero aspetto su cui dobbiamo invece riflettere è quello dell’enormità di rifiuti, di spazzatura che ogni giorno creiamo, gettando i contenitori dello street food. Anche solo pochi grammi di confezione moltiplicato per due miliardi e mezzo di persone che ogni giorno consumano cibo per strada, fanno un peso ed un volume di spazzatura con cifre che non si riescono neppure a scrivere e questo per 365 giorni all’anno! Pertanto chi è del mestiere, chi prepara cibi da strada e da asporto deve porsi il problema dello smaltimento di questi rifiuti. E’ fondamentale che tutto questo tipo di cibo sia sempre servito in contenitori ecosostenibili, compatibili con l’ambiente, biodegradabili: bicchieri e contenitori che una volta usati e abbandonati non diventino un veleno per tutta l’umanità. Oggi possiamo scegliere tra una infinita gamma di proposte, di materiali e di forme. Il monouso è diventato bello da vedere e da toccare. Per orientarsi, districarsi nel mondo del monouso e per saperne di più: www.rgmania.com