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Il rincaro prezzi dovuto alle importazioni di container dall'Asia

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La mancanza delle merci di ritorno

La crisi sanitaria a causa della pandemia da covid-19 ha portato ritardi nell’organizzazione dei trasporti tra Cina e Stati Uniti e Paesi dell’Unione Europea e un conseguente aumento dei costi della merce. La cosiddetta mancanza delle merci di ritorno (container vuoti) dall’UE alla Cina ha provocato un incremento di prezzi nei trasporti di merci in container, aggravati da costi aggiuntivi denominati 'pick up charges'. A titolo esemplificativo, le tariffe applicate dal primo novembre 2020 hanno subito un aumento di circa il 25% considerando la media dei maggiori porti europei. 

La "scatola che ha cambiato il mondo"

Si tratta di una situazione in continua evoluzione e che impone, oltre a riflessioni su politiche che riducano l’impatto di tali dinamiche sulla catena logistica a livello di prezzi e attrezzature, un’attenzione maggiore da parte dei singoli operatori. La “scatola che ha cambiato il mondo”, il container, ora lo sta insomma sconvolgendo, provocando l’incremento del costo dei prodotti. Qualcosa di “mai visto prima” - l’emergenza sanitaria da coronavirus - a detta dei principali operatori ha fatto lievitare del 63% il costo di spedizione di un container dal 2019 al 2020 e del 227% dal 2020 all’inizio del 2021.

L'economia-mondo prova a ripartire

L’aumento dei prezzi del nolo dei container non è un dettaglio tecnico: inventati nel 1956, entro la fine del secolo i container sono diventati il simbolo del commercio globalizzato, con la logistica che è diventata allo stesso tempo il supporto e il termometro della globalizzazione. Nel 2009, i portacontainer vuoti rimanevano ormeggiati nei porti e i costi erano arrivati al minimo storico. Ora che siamo di fronte al fenomeno opposto, non necessariamente significa che l’economia globale è in ripresa. L’economia-mondo si è bloccata a inizio 2020, farla ripartire non è facile e nella parte di mondo che spedisce (l’Oriente) mancano i container vuoti, ammassati nei porti occidentali. 

Lo choc e un nuovo inizio

Perchè? I racconti degli operatori dicono che le catene dell’offerta sono saltate: i consumi si sono adattati alla pandemia e alla vita dentro casa, l’organizzazione del lavoro nei porti ha risentito delle restrizioni da lockdown e, per alcuni consumi che sono cresciuti, per altri è venuta a mancare la domanda. E’ come se la catena di montaggio della fabbrica-mondo si fosse inceppata, facendo saltare tutti gli equilibri: fabbriche chiuse per mancanza di materie prime e semilavorate, ritardi negli approvvigionamenti e di conseguenza prezzi che si impennano all’incremento del costo dei trasporti. Durante i prossimi mesi capiremo se la ‘malattia’ dei container è solo una nuova febbre di crescita dopo lo stop dovuto alla pandemia o se, ancora una volta, dentro quelle scatole potremo leggere lo sviluppo dell’economia mondiale e le sue nuove direzioni dopo lo choc sanitario, economico e sociale verificatosi tra il 2020 e l’inizio del 2021.

Fonte dati: Aiom (Agenzia imprenditoriale degli operatori marittimi di Trieste).