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ANTHOLOGIN: l’amore per il gin in un libro redatto da Samuele Ambrosi e illustrato da Serena Conti.

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Sette e più anni di studi per poter dire tutto quello che ancora non era stato detto e chiarito sul re delle bottigliere, il gin. Questo distillato ha fatto innamorare Samuele Ambrosi, uno dei bartender più conosciuti e amati del panorama nazionale e internazionale, e ci ha permesso di intervistarlo per RGlife, ponendogli alcune domande sul libro che, a solo un mese dalla pubblicazione, è già diventato un must have delle librerie di ogni barman e di ogni appassionato di miscelazione.

Allora Samuele, iniziamo spiegando come nasce l'amore per il gin e cosa pensi della sua riscoperta negli ultimi anni.

Tutto è iniziato cercando informazioni su quello che era un distillato ancora poco considerato e sottovalutato. Si parla di moltissimi anni fa, in un momento in cui mi sono scoperto contrariato nel trovare libri sul whisky, sul cognac, sui liquori ma nulla sul gin. Mi chiesi come fosse possibile che un prodotto così versatile e di ‘facile’ consumazione non fosse adeguatamente documentato. Fu quello il momento in cui scattò la scintilla della ricerca. In Italia non c'era ancora nulla, o meglio nulla di tradotto, quindi come primo acquisto scelsi The Dedalus book of gin di Richard Barnett. Trecento pagine senza alcuna figura o fotografia, nè disegno nè etichette, completamente in inglese. Mi misi a tradurre pagina per pagina: ci vollero sei mesi per tradurlo tutto. Mi sentii preso letteralmente a pugni, non essendo un libro tecnico sul gin ma un testo storico scritto da un medico, che mi fece capire la visione complessiva di quanto potesse essere infinito il mondo di questo meraviglioso distillato. Ecco, fu proprio in quel momento che iniziai a "raccogliere" compulsivamente ogni tipo di informazione inerente al gin, accumulandone una quantità tale da decidere poi di farne un libro che riassumesse tutto quello che stavo imparando.

Non ero innamorato di un distillato che pochi al mondo conoscevano e di difficile reperibilità: la mia sensibilità verso il gin era condivisa anche dai miei clienti e quindi collimava con il mio business, credo che questo sia stato per me un grande sostegno.

Oggi il gin fa numeri impensabili rispetto a molti anni fa. Ogni giorno ascolto barman su barman millantarne la morte. Io non ho questo dono, posso semplicemente fare delle constatazioni. La prima riguarda i numeri e trovo che sia naturale che dopo tanti anni ci possano essere delle curve e dei cali, com’è giusto e logico che sia. La seconda, è che si tende sempre a dimenticare e non a metabolizzare. Questo fenomeno di business che è il gin ha letteralmente cambiato la nostra percezione e conoscenza nel mondo del bar. La clientela non sarà mai più ferma sui tre brand che monopolizzavano una bottigliera una volta: ora tutti i bar del mondo hanno almeno dieci differenti etichette di gin. Sono certo che questo trend permarrà, senza dubbio con volumi più bassi ma non bisogna dimenticare che il gin è il distillato che accontenta tutti a differenza di whisky o tequila e che fa parte della storia del pianeta, della storia del bere miscelato, della storia dell'essere umano e, non ultimo, che è il distillato principe del cocktail più bevuto al mondo. Quindi si, i volumi caleranno, ma la somma di tutti questi fattori ne garantiranno la sopravvivenza.

Quanto tempo hai impiegato a redigere Anthologin e cosa pensi lo differenzi dai volumi che trattano di gin che lo precedono?

Mi vergogno un po’ a dirlo, ma sono passati poco più di sette anni dal giorno in cui decisi di scrivere un libro sul gin. È vero che ho dovuto interrompere il lavoro per altri impegni professionali a volta anche per lunghi periodi ma intanto il materiale che stavo raccogliendo aumentava sempre di più. Il merito dell'energia e della forza per dare una svolta definitiva a questo pachidermico lavoro va alla mia compagna, nonché illustratrice del libro, Serena Conti, la quale è riuscita tramite il suo talento nelle illustrazioni a farmi trovare l'ultimo tassello che mi mancava per completare la nostra opera.

Questo libro è molto diverso dalla miriade dei testi che si trovano in commercio oggigiorno, molti dei quali – a mio parere - sono assolutamente degli ottimi lavori ma ritengo che ANTHOLOGIN sia una vera e propria guida al mondo del gin, dove ogni singolo aspetto di questo prezioso distillato è stato affrontato e sviluppato nella maniera più approfondita possibile. Inoltre, trovo che il volume, dal punto di vista estetico, sia un'opera unica nel suo genere. Credo che l'elemento chiave del libro sia che ogni illustrazione è un'opera che comunica ed interagisce tra il lettore e l'argomento nel quale è inserita creando un ponte emozionale unico.

In che modo la tua formazione professionale ha influito sul volume e perché il libro è arrivato proprio in questo momento della tua vita?

La mia formazione professionale è semplicemente lo specchio della mia carriera. Sono insaziabile, non mi accontento mai e voglio, anzi devo, dimostrare a me stesso che posso farcela. Il problema reale è che pretendo molto da ciò che sono e faccio e questo mi porta a essere molto severo in ogni scelta. Questo aspetto lo ravviso anche nel mio modo di studiare e quindi nella mia formazione. Cerco sempre di approfondire ogni particolare, mi pongo sempre molti quesiti su ogni aspetto, portando la conoscenza di quel singolo elemento a un livello di conoscenza quasi folle!

Prendere certe decisioni non è solo una questione di conoscenza ma anche di coraggio e probabilmente solo in questo mio momento storico, mentale e fisico, ho avuto il coraggio e quindi l'equilibrio mentale che mi ha permesso di chiudere un'opera così impegnativa.

Qual è stata la reazione all'uscita del libro? Ti aspettavi questo successo immediato?

Dalla decisione di finire realisticamente il libro al giorno in cui ho ricevuto la prima copia cartacea in mano sono passati ben due anni quindi potete immaginare come la mia reazione al momento della consegna da parte del corriere è stata di estasi totale, piangevo! Tant'è che sono corso allo studio della mia compagna per poter condividere assieme l'apertura del pacco. Il successo e i numeri? Sinceramente non ci avevo mai pensato, sono onesto. Volevo e pretendevo che chiunque avesse investito i suoi soldi per acquistare la nostra opera potesse esserne soddisfatto, appagato e, forse sognando, stupito. Il mio obiettivo era quello di superare le sue aspettative, punto. La cosa che mi rende più felice sono tutti i messaggi dei colleghi, anche quelli che non conosco direttamente, che nei vari profili social mi scrivono dichiarandosi felici del lavoro svolto. Questa secondo me è la soddisfazione più grande.

Domanda: una breve deviazione verso il lavoro di barman di oggi.

Cosa funziona e cosa è da rivedere secondo il tuo punto di vista?

Il bartending è in un momento di grande esplorazione e curiosità. Stiamo assorbendo tecniche e abbinamenti impensabili sino a pochi anni fa. Se potessi tornare indietro seguirei più corsi di cucina possibili, considerando che il nostro mondo condivide molto con la cucina. Dal mio punto di vista, le nuove frontiere sono la magia delle fermentazioni spontanee, la carbonatazione indotta e l'utilizzo di nuove tecnologie che alzano ulteriormente l'asticella della difficoltà ma anche delle preparazioni che si possono effettivamente realizzare. Penso a rotovapor, sonicatori e liofilizzatori. Attenzione però, non dobbiamo dimenticarci che non è la capacità di acquisto o la competenza di uno strumento che ci elevano a essere veri professionisti, ma la nostra esperienza nel gestire e accontentare il nostro cliente.

Ed è quest'ultimo dettaglio a darmi lo spunto per rispondere alla seconda parte della tua domanda. Oggi quello che secondo me bisogna rivedere è il protagonista. Il bartender è sempre più social e sempre più concentrato sul contenuto dei nostri meravigliosi bicchieri e sta purtroppo tralasciando l'elemento più importante di tutti: il nostro cliente. Entro in locali super instagrammati e postati, con foto eccezzionali, ricette indecifrabili tanto sono ricercate, aspettative altissime e poi? Poi casca l’asino. Accoglienza inesistente, capacità di interazione con il cliente, elemento fondamentale e preziosissimo per fargli comprendere il potenziale di quelle ricette, completamente assente, tempi di servizio improponibili, attenzione ai dettagli scarsissima. Questo sicuramente è da rivedere.

Come ha cambiato il modo di fare drink quello che è successo durante il 2020?

Ciò che è successo è qualcosa di epocale, qualcosa di cui si narrerà nei libri di storia. Ha cambiato molte cose ma secondo me la più drammatica è quella che ci ha legato e negato il potere di interazione e quindi di coinvolgimento che la nostra professione da sempre ci ha insegnato. Sia per debito timore più che giustificato da parte del nostro cliente sia per tutte le disposizioni imposte che dobbiamo inevitabilmente seguire. Ogni cambiamento cela però al suo interno molte nuove possibilità di interpretare ed intraprendere la nostra professione studiando nuovi sistemi di vendita e di comunicazione prima sottovalutati come l'utilizzo delle app nelle prenotazioni, nelle drink list e nella comunicazione, ma anche la frontiera del cocktail delivery e del take away, mai debitamente affrontate in Italia ma che nel mondo erano già in uso da diversi anni.

Ultima domanda. Quali sono i nuovi progetti in cantiere?

Come dicevo, questo è un punto dolente! Le idee e la fantasia non mancano, ma ciò che credo fermamente è che in ogni progetto che si voglia perseguire sia necessario in primis valutare la reale fattibilità e l’impegno complessivo. Comprese questi fondamentali aspetti… go ahead. Io ho moltissimi progetti, ma non ve ne svelerò nemmeno uno 😊

… non ci resta quindi che restare a spiare da vicino Samuele e scoprire quanto ancora saprà contribuire alla crescita della miscelazione con la sua competenza e la sua passione.