I cocktail low alcool secondo Diego Ferrari

In tempi recenti, il mondo del food è stato teatro di evoluzioni inaspettate; quello dei drink non è certo da meno. Alcuni cambiamenti da tendenza in realtà sono avvenuti a tempo record, anche in seguito ad una serie di mutamenti socio-culturali: dalla sempre maggiore ricerca di benessere alle leggi più severe per chi viene colto alla guida in stato d’ebrezza.

Un esempio lampante di nuova realtà sono i cocktail a basso tenore alcolico.

 

MOVIMENTO LOW ALCOOL

In Italia, uno dei pionieri del movimento low alcool è Diego Ferrari. La sua carriera come mixologist inizia a diciassette anni, età in cui intraprende il suo primo corso da barman. A ventisei, già forte di una solida esperienza, approda a Londra, dove approfondisce le tecniche di tiki, barchef e mixology. Al rientro nella penisola, il bartender milanese si dedica ad un’intensa attività da bar manager, scrivendo su diverse riviste di settore e collaborando con importanti brand del mondo del beverage. Per Ferrari, l’affermazione definitiva arriva attraverso la partecipazione a prestigiose competizioni nazionali e internazionali.

Diego Ferrari ha saputo trasformare le apparenti limitazioni del low alcool in una grande opportunità. Questo creando una lista che offre solo drink sotto i 21 gradi alcolici – Ferrari è bar manager alla Rotonda della Besana di Milano – sfruttando la sua decennale esperienza per ripensare il mestiere del mixologist. Profondamente convinto che gli ingredienti di un cocktail siano solo la base del bere bene, in Cocktail Low Alcool-Nuove frontiere della miscelazione, Diego racconta il suo percorso umano e professionale, ma non solo.

 

LE NUOVE SFIDE DEL MESTIERE

Il bartender milanese offre infatti ai colleghi un’originale e singolare selezione di quasi quaranta (trentasette per la precisione) drink low alcool, ma anche un metodo per affrontare le nuove sfide del mestiere. Non a caso a questa tematica è dedicato un intero capitolo. Gli altri sono relativi al teamwork, alla creazione di nuove ricette e al marketing. SIiarriva infine al capitolo intitolato L’ultimo giro, con indice e ringraziamenti.

La sua prima fatica letteraria, attraverso quasi 130 pagine scorrevoli ma soprattutto chiare ed esplicative fa entrare i low alcool in una nuova dimensione; rendendo chiari una volta di più i motivi per cui Diego Ferrari sia diventato uno dei punti di riferimento di questa tecnica a livello internazionale.

Se questo volume è stato possibile, è anche merito di Bibliotheca Culinaria che vi ha creduto pubblicandolo, e a Pasquale Formisano, che ci ha trasmesso tutta la magia dei drink ci suoi scatti.

 

 

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